Fermana: dalle origini all'anno 1989
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Gli albori del calcio in terra fermana si fanno risalire agli anni Dieci, quando attorno al campo del ricreatorio San Carlo, sotto la ligia custodia di Don Biagio Cipriani, la prima società calcistica locale, il Victoria, dà vita ai primi incontri con la palla di cuoio. Poi la guerra, dopo la quale, anno 1920, si verifica la nascita de La Fermo, alla cui presidenza viene eletto Uriele Vitali Rosati. Tre anni più tardi, in seguito ad una tumultuosa assemblea generale dei soci ha luogo una scissione dalla quale nasce il Fermo Football Club. Presidente viene eletto l’ingegnere Checco Rocchetti. I nero stellati, questi i colori sociali della neonata società, conquistano le simpatie dei tifosi con vittorie a ripetizione. In quell’anno ci fu anche il primo derby cittadino con una memorabile vittoria del Football Club contro La Fermo per 4-1.Nel 1925 avviene la fusione delle due entità, da cui nacque l’Unione Sportiva Fermana. Per non far torto ai nostalgici delle due squadre precedenti (bianchi e nero-stellati), vennero scelti i colori giallo e blu, anche perché all’epoca il Modena era la squadra che andava per la maggiore.Nel giugno del 1933 viene inaugurato il Nuovo Campo Sportivo Sandro Mussolini che più tardi venne intitolato alla memoria dell’atleta Bruno Recchioni, allora titolare in squadra, in qualità di mediano destro, e che perse la vita in guerra.La Fermana, per ottenere l’ammissione alla I Divisione (equivalente alla serie C1 di oggi), dovette disputare delle semifinali, a girone unico, con la Libertas di Rimini e Penne, terminate rispettivamente al primo e terzo posto. Il raggiungimento della seconda posizione dette diritto alla Fermana di disputare la stagione 1933/34 nella I divisione.La prima promozione in una terza serie di ambito nazionale non fu però assai fortunata, visto che i gialloblù furono costretti ad occupare sempre posizioni di bassa classifica. Nella stagione 1934/35 la società provò ad inseguire il sogno di entrare nella Divisione Nazionale C, categoria di nuova istituzione, per raggiungere la quale occorreva classificarsi tra le prime quattro del girone. La Fermana ingaggiò un allenatore di valore: Hajos Harpad, ex nazionale Ungherese, unitamente ad atleti di sicuro affidamento.Al termine del campionato la Fermana si classificò quarta ed acquisì il diritto a partecipare al Campionato Nazionale di serie C. Poi la guerra, con tutti i problemi che comportò; alla ripresa dell’attività agonistica, nel 1946/47, la Fermana si ritrova in PromozioneAl termine delle prime tre stagioni calcistiche la Fermana si piazza sempre a metà classifica, dietro a Maceratese, Sambenedettese, Giulianova e Jesina promosse in quegli anni in serie C. Nel 1949/50 la Fermana si piazza al primo posto nel girone L della Promozione ed acquisisce il diritto a partecipare al campionato nazionale di serie C 1950/51.La Fermana quell’anno arriva al termine della stagione regolare a pari punti con la Pistoiese con la quale disputa lo spareggio salvezza a Forlì vincendo per 1-0. Ma gli anni Cinquanta furono, per i gialloblù, contrassegnati dall’anonimato nella promozione regionale; solo il decennio successivo vide i canarini la riconquista della quarta serie (serie D), con l’ingresso in Società di Baldassare Mori, industriale dei laterizi.Nell’anno 1962/63 fu sfiorata di nuovo la promozione in serie C, in occasione della partita con la Ternana a Fermo, che avrebbe deciso la promozione; bruciante la sconfitta per i padroni di casa.Poi al termine degli anni sessanta con l’improvvisa cessazione delle industrie Mori la Fermana si ritrovò sull’orlo del baratro; arrivò il vulcanico Luciano Balestrini, antesignano dei moderni Patron che reggerà per un altro decennio, in serie D, le sorti del sodalizio gialloblù. Nonostante le numerose difficoltà economiche, la Fermana in quegli anni sfiorò più volte il salto di categoria. Clamorosa fu la stagione 1977/78 (nella stagione successiva con la riforma della serie C nacque la C1 e la C2), nella quale molte squadre di serie D sarebbero passate all’istituenda serie C2. La Fermana anche quell’anno non riuscì per una sola posizione a entrare in C2. Nell’anno 1978 entrò in società Paolo Belleggia, industriale calzaturiero fermano, che accompagnerà le sorti del sodalizio sino ai giorni nostri.Rinforzata la società con l’ingresso dell’imprenditore edile Giovanni Santini, nella stagione 1983/84, il ritorno tanto sperato in serie C dei canarini. Il sogno dura però solo dodici mesi; la retrocessione è immediata.Squadra e società si sciolgono, il sodalizio viene affidato ad un azionariato popolare guidato dal presidente Enrico Ulissi, piccolo imprenditore. La Fermana la stagione successiva evita la seconda retrocessione consecutiva, disputando uno spareggio sul neutro di Castel Di Sangro con il Canosa vincendo 4-2 ai rigori. Arriviamo all’estate 1988, altra doccia fredda per la società, non viene perfezionata l’iscrizione al Campionato di Interregionale e la Fermana viene retrocessa d’ufficio al campionato di promozione regionale. Dopo la mancata iscrizione si dimettono tutti i dirigenti, Roberto Mistretta (commerciante) tiene le redini della società sino alla stagione 1993/94.Nella stagione 1988/89 la squadra ottiene la pronta risalita nel campionato di Interregionale. Seguono altri quattro campionati di interregionale (diventerà poi Campionato Nazionale Dilettanti), con un secondo posto alle spalle dell’Avezzano. |